mercoledì 16 luglio 2014

Il 5% della popolazione italiana è analfabeta...

...e se ci pensi è tanto, su 100 persone 5 sono analfabete e non mi è mai capitato di incontrarne una, mai, fino ad oggi. E mi si è aperto un mondo.

Salgo in metropolitana e mi siedo in fianco ad una signora sui 70 anni credo. Mi chiede quanto mancava ad una stazione ed io sul subito non capisco, le dico: "guardi, vede, quello è lo schema della metropolitana, stiamo andando in quella direzione, manca un po', comunque, non si preoccupi, la legge di fronte alla porta". Scuote la testa e insiste a chiedermi il numero.

Formula meglio, mi chiede. "Ma da Cadorna, quante ad arrivare a Stazione Centrale?".

Allora capisco, capisco che non sa leggere, che devo essere precisa per non ritrovarmela sulla coscienza spersa in Gioia o in Caiazzo. Gliele conto e riconto, le spiego e lei mi ringrazia molto, scendo in Cadorna e poco prima di scendere le dico: "Ecco, ora dalla prossima stazione inizi a contare e alla quinta fermata scenda".

Ecco non mi era mai capitato di incontrare una persona analfabeta, ma ho capito che per superare la sua difficoltà ha imparato a scomporre il suo problema e renderlo a lei accessibile, con una semplicità straordinaria, affidandosi anche al buon cuore di chi incontra.

Ecco perchè un giorno la razza umana si estinguerà

Sono certa di riuscire in queste poche righe, non solo ad asserire con certezza che la razza umana presto si estinguerà, ma vi darò anche una motivazione.
Nessuna teoria sulla fine del mondo, nessun calcolo matematico astrofisico...fatti...solo fatti!

In spiaggia. Vento. Tanta umanità intorno.

Tu uomo troglodita...vuoi non scuotere il telo mare affianco alla ragazza (passatemelo) accanto a te proprio a favore di vento? Grazie a quest’astuta mossa, lei si trasforma in una cotoletta (complice la crema solare). E timidamente esclama “grazie!”. Il troglodita, con una superficialità inaudita, tra tutte le reazioni che poteva avere e le risposte che poteva dare (la 1, la 2 o la 3?) sceglie...sapete quale? Quella tipica da uomo! Proprio quella! Che è quella che annuncia l’irrevocabile estinzione della razza umana....“Vabbè, stai tranquilla...è solo sabbia!”

Uno “scusa” avrebbe potuto cambiare il destino dell’umanità.
Ma voi proprio #noncelapotetefare

sabato 12 luglio 2014

Se solo apprezzassi l'acquagym.

.

Li osservo da lontano ospitata dal mare. Sono sgraziati. Imbarazza(n)ti. Eppure è un momento di alta integrazione e multiculturalità, ognuno con il costume dei paesi suoi, si tengon per mano e ruotano vorticosamente in un rituale contro i malefici della vita. Sembro snob ma so, semplicemente non si perdonano agli altri i nostri stessi difetti.

lunedì 30 giugno 2014

Io odio learning net e lui odia me #robedilavoro

Sporadicamente per lavoro sono costretta a seguire dei corsi online su svariati argomenti e non so mai decidere quale sia quello che induca meno al suicidio. Stavolta mi toccava quello su tutta la nuova gamma dei televisori...yuppieee! :-/

Ma vi sembra giusto che per aver raggiunto il punteggio di 75 ad un test di un corso online che non ho superato per solo 5 punti, debba continuare a ricevere una mail dal sistema (stamattina era la terza) che mi dice che è un peccato che io abbia fallito. Fallito???? Ma sono queste parole da rivolgere ad una signorina per bene? E cosa devo fare? Suicidarmi!?!?!! Vendere l’anima? Sig. Learning Net potrebbe essere sufficiente inginocchiarmi sui ceci e giurarle sulla mia vita che il prossimo andrà meglio?

Learning net per favore mi risponda

Una studentessa disperata

giovedì 12 giugno 2014

Ordite! Ordite!

27 dicembre
dopo un anno di esitazione acconsento a montare 2 gomme invernali  senza immaginare che l'inverno non sarebbe mai arrivato.

20 gennaio
nonnino in fuga dalla vita si lancia contro la mia macchina parcheggiata, nonnino vivo macchina agonizzante.

7 febbraio
la sostitutiva mi snobba silente e immobile sotto il diluvio universale. Mi sembrava di piacerle, e invece.

14 febbraio
è san Valentino e la sostitutiva dimentica di cose fosse stata chiamare a fare mi lascia a terra. Dove mi aveva trovata.

nel mentre
un paio di anabbaglianti
liquidi vari
olio

7 giugno, sabato mattina
cambio ruote, 4. il treno. dicono passi una volta sola, le compro tutte dopo un'estenuante contrattazione degna della tunisina più agguerrita. Aggiungo tagliando e ricarica del gas del condizionamento dell'aria.

7 giugno, sabato pomeriggio
passo la prima mezz'ora a finestrini sigillati e aspettative molto alte. Al trentunesimo boccheggiante e sudata apro i suddetti e calcolo mentalmente quante ore manchino alla riapertura dell'officina.

9 giugno
si scusano era finito il gas.

12 giugno
faccio manovra per uscire dal parcheggio in mezzo a un nugolo di bambini e genitori schiamazzanti e disordinati. Evito abilmente tutti i bipedi ma non il marciapiede. Ruota da cambiare.

e quando anche il meccanico vedendoti di nuovo sulla porta ti dice "Ma sì, pensa alla salute!"sai che devi prendere una decisione e presto. Manca ancora un semestre e seppure non sia bisesto qualcosa deve avere questo 2014.

Andiamo a Lourdes, non so chi accompagni chi ma abbiamo scelto.
Trip Advisor è affidabile in zona? Preferirei andare a colpo sicuro e risparmiarmi il miracolo per qualcosa di più.
Più.










giovedì 29 maggio 2014

Piccole donne crescono.



Eleganti. Creative. Indaffarate. 
Preziose.


mercoledì 21 maggio 2014

Stella comanda color...


Ho un sogno. Niente di originale né esclusivo. Come questo incipit d’altronde. Vorrei scrivere sapendo che qualcuno mi leggerà, forse anche più d’uno. Ho una consapevolezza che è però il mio peggior limite, sapere di non avere alcun titolo per farlo. Così da anni a più riprese o meglio quando si fa più intensa la voglia di riuscire, di trovare un senso, frequento corsi di scrittura creativa.
Il primo lo ricordo poco, immagini sfocate, tutta la vita ancora davanti, vivido il senso di non appartenenza e falsamente irraggiungibile. Poco appassionante e troppo accademico il corso. Poco convinta e troppo inesperta, io. Il secondo sulle pagine di Internazionale dove ho letto numero dopo numero, trepidante ed emozionata, un centellinato “Un romanzo in un anno” di Louise Doughty e con lei sembrava possibile. Porto ancora con me le sue parole, “Se vuoi scrivere devi accettare che questo farà arrabbiare qualcuno. La famiglia ti reclamerà. La casa ti reclamerà. Gli amici ti reclameranno.” In effetti è difficile. Difficile ignorare tutti e tutto in un atto che almeno all’inizio parrebbe di puro egoismo. Così rimando, sempre.
L’ultimo corso almeno ad oggi è quello che mi ha dato maggiori soddisfazioni. ‘Scrittura creativa e copywriting pubblicitario’ improntato su più materie ognuna affidata ad un docente diverso. Il coordinatore e guru del copywriting, diventato famoso fra gli anni ottanta e novanta gli anni d’oro della rèclame, mi adorava. La docente di giornalismo, no. A quell’epoca godevo più o meno di un congedo prolungato di maternità nel senso che l’azienda con cui avevo collaborato full time per 13 anni aveva ceduto il ramo d’impresa durante la mia assenza obbligandomi quindi ad un non rientro. Avevo un meraviglioso e placido angioletto biondo di 4 anni di cui prendermi cura e un compagno di vita per lo più assente. C’erano i presupposti perché sentissi il bisogno di ritrovarmi e rigenerarmi e così feci di tutto per iscrivermi. Sono dovuta arrivare a quest’età, 40 anni, per capire che non sono capace di vivere un rapporto di coppia in modo equilibrato. Sacrifico i miei interessi e i miei spazi in virtù dei successi del partner credendo di poter vivere dei suoi soli riflessi. Allora non lo sapevo ancora oppure non ne ero molto cosciente. Così avevo dovuto convincere il mio uomo che quella spesa, una quota importante sul totale delle uscite familiari, mi ‘spettasse’, che avessi diritto a del tempo solo mio in mezzo ad asilo, lavori domestici e collaborazioni professionali varie. Insomma avevo dovuto fare in modo che credesse in me più di quanto non facessi io. Due incontri settimanali per un semestre presso lo IED, Istituto Europeo di Design, Moda, Arti visive e Management. Mi accorsi ben presto che ero la più anziana del gruppo e quella meno introdotta nel settore. Molti studenti e qualche addetto ai lavori, copywriter junior o collaboratori di agenzie di comunicazione. Insomma ero indubbiamente l’unico genitore in sala e sembravo lì più per un capriccio che per passione o come investimento per il futuro. Ricordo però divertita alcuni mugugni e le espressioni sorprese dei compagni di corso davanti agli elogi del suddetto professore in un paio di occasioni. Straordinariamente quando ci chiese di 'Scrivere un dialogo fra due individui all’uscita dal cinema che lasciasse capire che film avessero visto, che relazione ci fosse fra i due e come finisse la serata', risolsi il tutto in sole 6 battute di poche parole ciascuna. Un successone per me stessa che mi misuravo con una quasi certificata logorrea nel quotidiano e verso molti degli altri studenti che avevano ideato pagine e pagine di dialoghi tanto fitti, quanto lenti e scontati. Di contro però quando ci confrontammo con la metrica per una poesia zen, io brancolavo nel buio, senza riuscire a barcamenarmi fra endecasillabi e settenari. Era un po’ come se il docente di copywriting nelle sue ore spronasse la mia parte ludica e anche lievemente frivola mentre la docente di giornalismo richiamasse all’ordine la mia parte responsabile e coscienziosa. Credo che non le piacessi ma paradossalmente credo che non le piacesse ciò che rappresentavo. Forse le ricordavo di appartenere al sesso debole. Forse non mi considerava abbastanza determinata. Forse non vedeva nulla di speciale in me. Ricordo che una sera mi presentai sprovvista del testo che aveva assegnato la lezione precedente scusandomi per non aver avuto il tempo di svolgerlo a causa del ‘bambino, lavoro e tutto il resto’. Mi aveva fulminata con lo sguardo, ferendomi, e davanti il resto dei compagni di corso, tutti giovani, liberi dagli impegni e dalle responsabilità dell’essere genitore mi aveva risposto, occhi negli occhi, “Io sono diventata giornalista pur crescendo mia figlia da sola, ho sempre trovato il tempo per ogni cosa.” Il corso l’ho completato, arricchendomi di volti, nomi, racconti iniziati e mai conclusi, progetti, termini ed emozioni. Mi è rimasto un solo rammarico, di non aver trovato anche il suo consenso ma forse se mi vedesse oggi, nel mio caos mentale e nella mia corsa quotidiana verso una parvenza di normalità, con un figlio che cresco da sola, un lavoro che non mi piace ma che faccio con la stessa passione che riverserei se fosse esattamente ciò che vorrei fare, una casa da mandare avanti e un cassetto sempre aperto in cui butto ciò che trovo nelle tasche, in fondo la borsetta e negli angoli più freschi e luminosi della mente, le piacerei un po’ di più.


(L'ho scritto circa un anno fa per una raccolta privata, su richiesta di un amico, cedendone i ''diritti' ma non il ricordo)

giovedì 8 maggio 2014

Treni lunghi un viaggio


Un quadrato, una finestra, un affaccio fugace sull'Italia che scorre separandomi da casa mia, la mia città. 
Un Bari-Milano che da secoli non facevo in treno.  
Uno sguardo veloce sulla vita di paesi e città che sembrano ripetersi uguali a se stessi. 
Palazzi, periferie, ville sul mare, autorimesse, chiese, recinti, panni stesi, supermarket, ristoranti chiusi, frazioni di secondo di vita di sconosciuti.  
Il fascino del viaggio in treno. 
La malinconia del ripetersi dei paesaggi. 
La lunga marcia verso quei luoghi che ormai mi appartengono sempre più. 
Nuvole rapide. 
Eppure immobili. Parti con il sole e poi ritrovi la pioggia. Eppure stavolta é diverso. È la pioggia che lascio per intravedere il sole. 
I colori strani degli edifici più brutti del mondo sembrano concentrarsi a ridosso delle ferrovie. Sembra fatto apposta. 
Campi sportivi. 
Cani sui balconi. 
Chissà cosa c'è dietro tutti questi accenni di vita. Questi incroci di sguardi che non si appoggiano mai su qualcosa. Ma che scorrono. E mescolano. E vivono. Nonostante tutto e tutti, vivono.
Ad Ivan. Compagno di vita, fedele, instancabile. Buon viaggio.

domenica 4 maggio 2014

La differenza tra me e te....

"Questo è mio o tuo? Questo l'avevamo comprato insieme..quindi? Questo però me lo ricordo, tengo io?
E poi ancora.."Finalmente un po' di vuoto nella libreria...adesso almeno mi riorganizzo i miei spazi..."
Frasi celebri di una separazione, di un legame che sa di materia, di forme d'amore non vissute, di "ridiamoci su che così sdrammatizziamo..." Questo però sei tu...
Io sono quella che cederebbe un sogno perché le venisse da ridere e invece, mannaggia, mi scappa da piangere e tu te ne accorgi e sbuffi....
"Cavolo...non sarà mica una tragedia separarsi da un bicchiere o una padella?!
Non  fare la bambina, tanto quei libri li hai già letti,  le tazze si ricomprano, la grattugia si recupera..."
Di nuovo io, senza un briciolo d'ironia..."Già..mentre i ricordi si distruggono..."

sabato 26 aprile 2014

Del mettere a (ferro e) fuoco i 12enni.

Risponde al cellulare.
Torna da me, tiene premuto e sottovoce mi chiede "Mà, posso scendere?"
Mi prende alla sprovvista, sono le 20.45, fino a ieri non arrivava nemmeno in fondo alle scale senza di me anche nella piena luce di mezzogiorno.
"Chi è?"
Mi guarda fra lo scocciato e l'annoiato, "Una mia amica."
(Come sarebbe a dire 'una mia amica'?!)
"Va bene, una mezz'oretta e stai nei paraggi."
Liquida l'interlocutore in attesa: "Ok, scendo." Pausa, "Sììì, ho detto che sceeendo."
Si infila le scarpe (senza slacciarle, ndr).
"Scusa Hulko, quale amica?"
"Quella del parcheggio."

E ancora vi domandate come mai cresciamo acide e bisbetiche?!


venerdì 25 aprile 2014

Liberati. (Accento a piacere)

Noi che non c'eravamo. Noi che lo sentiamo ma non come se l'avessimo vissuto. Noi che non abbiamo potuto fare la Storia del paese abbiamo il dovere di rendere bella almeno la nostra di storia. Dobbiamo conquistare tanti piccoli e personali 25 aprile. Mostriamo forza e resistenza di fronte agli accadimenti della vita, il fatto di affrontarli da soli o in pochi non li rende meno importanti.
'Il giorno della liberazione', anche solo dai morsi della fame, dai sensi di colpa, dai freni inibitori, facciamo festa. Ce ne è ben donde.

sabato 12 aprile 2014

Son tutti bravi con le plafoniere degli altri.


Tre bassotte in cerca d'amore 
meno celebri dei 176-617, 176-761, 176-176 ma altrettanto di compagnia.
Un leprotto sul ciglio della strada, una mini nutria dall'attraversamento lento.
Cuccioli di tutte le razze, anche biondi.
Del cinghiale, poco, già con pappardelle.
Rucola sparsa.
Bagni ciechi in loft poco umidi.
Cene del passato in casa etnica con commensali mai arrivati.
Chi lavora duro.
L'appello da Bellalì fino ai giorni nostri ma anche loro. 
Uniti nella maturità, dai sali quaternari al Germ-trol.
La macchina ferma sotto casa in un tempo ritrovato.

11 aprile 2014 , notturno di primavera


(fra la Seria e il Faceto : "...no davvero, non capisco niente di quello che scrivi ma secondo me c'è della creatività!")

venerdì 21 marzo 2014

Old Loves





















domenica 9 marzo 2014

Le non-risposte sono risposte.

- Ho lavato gli elastici dell'apparecchio con il collutorio.
- Con cosa!?… Ah, ben fatto.
Hulko fa le sue prime scelte in autonomia anche sensate.
La zia spaccia una sessione di shopping compulsivo dietro la più nota ed accettabile scusa delle commissioni da sbrigare.
Lo zio immortala cumuli di neve per aggiungere il bianco all'album di famiglia.
I nonni azzardano una gita fuori porta ai piedi dell'Appennino.
Del papà di Hulko possiamo solo ipotizzare ma essendo uomo metodico rischiamo anche di azzeccarci.
Io mi procuro il solito sfregio da ferro da stiro sull'avambraccio e ascolto ancora chi ha bisogno di affondare me per tenere a galla il proprio ego ma ricordo giusto in tempo di essermi già ripromessa di dover preferire quelli che mi stimano.
Un'amica invia selfie dalla seggiovia. Un'altra festeggia un nuovo anno. Una cucina i pan cake della domenica. Un amico attende mi si liberi un lunedì. Di un altro aspetto un feriale a caso da colmare e la mia gallina dalle uova d'oro è troppo occupata a fare il gallo cedrone.
Il sole oltre la finestra mentre scrivo, voglio credere ad un'altra amica quella che, all'ombra di un calice di rosso, ha suggerito che apparenti insuccessi servano più tardi per accedere a risultati migliori.

domenica 9 febbraio 2014

T(R)AM - T(R)AM

Ho guardato Mary che ha chiamato Claudio che si è offerto di venire.
Ho sentito Marco che ha chiesto a Luca che lo ha detto a Stefano che ha avvisato Alessio, Miriam, Chiara, Piero e Paolo.
Ho telefonato a Hulko che mi ha passato Teresa e poi Saverio. Ho pensato per un attimo di chiamare anche Gianluca ma questa volta non ce l'ho fatta. Mi ha richiamato Arcangela, d'accordo con Antonio e Cesare.
La testa appoggiata sul volante, macchina immobile e silente. Solo lo scroscio della pioggia sulla lamiera. E' venerdì e non sono passate neanche due settimane dall'ultima volta che sono rimasta a piedi. La macchina di cortesia (dissento) è parcheggiata nella stessa via e sullo stesso lato, questa volta però credo di aver contribuito anch'io dimenticando accesa l'autoradio anche se preferirei poter dar la colpa ad un contatto elettrico, un fulmine o il buco nell'ozono. Sono tentata di abbandonarla lì e rimandare a data da destinarsi la soluzione ma con me c'è la mia amica di sempre a cui ho offerto un passaggio per evitarle lunga scarpinata su ginocchio dolorante.  Il mio aplomb comincia a vacillare, sono stanca, l'inverno non è la mia stagione e la macchina è praticamente in immersione in una vasca da bagno. Ci siamo fatte rispiegare la tecnica del, 'seconda inserita, piede sulla frizione quando senti partire molla e accelera'. Naturalmente la via è fra le più trafficate di Milano e davanti alla mia ne è rimasta parcheggiata ancora una, dietro è libera per una quarantina di metri. Ci raggiunge il baldo Luca, ce lo aveva promesso al telefono quasi a spronarci a non mollare, chiude l'ombrello pieno di entusiasmo alza il cappuccio e comincia a spingere indietro la macchina. Abbiamo l'acqua alle caviglie, tentiamo la sorte tre volte ma la batteria resta inerme e le nostre cominciano a scaricarsi. Le auto ci scorrono accanto, qualcuno ci osserva obbligato dal semaforo rosso. Non scende nessuno, come biasimarli diluvia e ognuno di noi è già pieno di grattacapi propri senza che senta il bisogno di andarsene a cercare altri gratuitamente. Sono le 18.40 e il neon dell'insegna Trattoria Italo Cinese si accende, ci guardiamo. Luca sorride e parte. Non vedendolo tornare io e Mary lo immaginiamo satollo al banco con l'ultimo di 20 involtini primavera ancora fra le fauci, di solito è la pancia che lo comanda. Restituendoci un po' di fiducia torna invece poco dopo accompagnato da Mirko, il proprietario del ristorante, quello che ci fa il conto a pranzo per intenderci. E' munito di batteria con caricatore incluso e cavi classici. Passiamo i primi dieci minuti così ma i tentativi vanno a vuoto, (il marchingegno è evidentemente made in China) allora ci aiuta a spingere la macchina, superare quella parcheggiata (un pochino di sfortuna in più chi volete che la noti?) e metterci di muso appena oltre il bordo, lui va a recuperare la sua e si mette perpendicolare allo stesso semaforo, muso contro muso, attacca i cavi e la macchina riparte! Giubilo e festa di tutti gli astanti, fradici e in ritardo su ogni ragionevole tabella di marcia. Ignoravamo però che stesse arrivando il cattivo, come in ogni racconto che si rispetti con un minimo di trama d'altronde, la pattuglia dei vigili era proprio dietro l'angolo, accostano e si catapultano fuori per combattere il male e multare i buoni. Facciamo loro dei gran sorrisi e cenni con le mani per rassicurarli. Probabilmente abbiamo fatto loro tanta tenerezza, non hanno infierito. Saltiamo a bordo diretti verso casa con adrenalina e motore alti di giri, sgasando a tutti i semafori e ridendo a denti stretti.

Scrivo a distanza di 48 ore dovevo ancora metabolizzare, venerdì sera ero stravolta. Non credo solo ad un'aura respingente della zona, credo piuttosto in qualcosa di più circoscritta al mio spazio vitale, forse un rito voodoo forse la subdola strategia di ATM per aumentare gli abbonati, certo è che se i ritmi son questi mi aggiungerò a breve alle donne sull'orlo di una crisi di nervi. E lì poi basta un alito di vento.
Una nota positiva che libera il pentagramma da tutte le altre, la quantità di amici che mi sono riscoperta accanto. Grazie.

martedì 4 febbraio 2014

Schizzi....

"Sai mamma, oggi mi e' arrivata una catena su whatsapp...se in mezzo a un centinaio di segni trovi il 3 e poi la M e poi la B e la giri alle tue amiche dopodomani sarà il giorno più bello della tua vita...mamma io ci sono riuscita,  vediamo cosa succederà..- Tesoro dopodomani compriamo la casetta,  non ti ricordi più? " 
In effetti così dovrebbe essere, l'abbiamo desiderata tanto,  sognata e gia' arredata, pitturati i muri senza nemmeno metterci d'accordo sui colori...." Ehi, che ne dici di una parete tortora? - Mamma, color piccione anche no..." 
E poi l'abbiamo già ristrutturata e arredata e non abbiamo nemmeno le chiavi, spostato pareti e comprato i divani e non abbiamo nemmeno le misure, ma ci fa bene sognare,  ci passa il magone..già..la sera rientrando in una casa che da tempo non sento più mia io e te guardiamo insieme quella casetta così vicina,  la sbirciamo e la salutiamo,  manca poco,  stiamo arrivando, sara' una vita nuova.. mi ricordo ancora il momento peggiore... 
"Senti amore che ne diresti se io e te andassimo a vivere in un'altra casa?
-Mamma se sei contenta tu per me va bene tutto...
Lo sai vero? Avrei tanto voluto che non succedesse...
-Mamma, che ci vuoi fare e' andata così..."
Sembriamo due sceme io e te quando salutiamo quella casetta quasi nostra,  tu poi le fai anche ciao con la manina....no, tu sei innocente,  io molto meno ma mi assolvo, tanto una mamma sbaglia sempre,  qualsiasi cosa faccia..avrai tempo per dirmelo ma per ora sorridiamo, così ci passa il magone..
Dopodomani non sarà il giorno più bello della tua vita, dai retta alla mamma,  sarà solo un giorno qualunque ma noi lo renderemo bello, promesso,  né più né meno di tanti altri...

sabato 18 gennaio 2014

Nuovi Lidi. Nuovi Nidi.


http://nonhovalentina.blogspot.it/2013/10/la-megaditta-italpetrolcemetermotessilf.html (Parte Prima)

Dicevano i nonni saggiamente, nella vita prima o poi ci si abitua a tutto. Anche ad una nuova sede a un'ora di macchina ad andare e 50 minuti a tornare, un'ora di pausa pranzo e dalle 8 alle 10 ore di lavoro. Giornata finita.
E come altrettanto spesso accade, a gettarci inizialmente nello sconforto più totale e paralizzare le nostre menti di solito più reattive e brillanti era l'ignoranza. Ignoravamo ci fossero abbastanza parcheggi, quanto la ormai congestionata Milano può offrire, un giorno qui, un giorno lì ma si trovano. La metropolitana è lontanuccia a piedi vero ma torna ad essere raggiungibilissima nelle ore di punta quando il mezzo di superficie avanza anche più lentamente del pedone. A pochi passi transitano tram come il 14 all'avanguardia, vivibile e tecnologico, le fermate vengono preannunciate e puoi immergerti nella lettura o perderti nei pensieri. Ignoravamo ci fossero negozianti della vecchia guardia cresciuti insieme al quartiere che strenuamente ne mantengono l'identità. Una panettiera, lei fa il front office mentre il marito dietro inforna, signora minuta, grinzosa, perennemente raffreddata ma estremamente caritatevole, l'ho vista offrire della focaccia al ragazzo delle rose, prendere in consegna un pacco per conto di una vicina, ospitare un nonnino sulla sedia a rotelle diverse mattine, magari poi nel retrobottega sgozza le capre ma vista così sembra a modo. Sull'altro marciapiede sopravvive una farmacia anche qui si tratta di imprenditorialità femminile, al banco, mamma ottuagenaria, figlia e cagnetta di compagnia. Gentilissime e pronte a spiegare l'uso dei farmaci che altri farmacisti prima di loro ti hanno rifilato e ad offrirtene ad integrazione o a rimandarti a casa a mani vuote perché quel che hai è già sufficiente, controcorrente rispetto al magna magna diffuso oltremisura. Un ristorante gestito da una signora capace e cortese, insomma 'il quartiere che funziona sembrerebbe di stampo matriarcale. A questi si affiancano un numero imprecisato di ristoranti, pizzerie e trattorie cucina italo-cinese assolutamente a buon mercato almeno fino a quando la lavanda gastrica non verrà più fruita a spese del SSN e bisognerà pagarla con i buoni pasto. Via ci troviamo bene, i vicini sono gradevoli ma spocchiosetti. Nei bagni in azienda in effetti mancano le docce ma adesso la priorità pare essere diventata quella del dispenser disinfettante sanificatore. Ci stiamo attrezzando per tutto, finiremo con il non desiderare più nulla e torneremo all'apatia che solo la ferocità del timbro quotidiano può procurare.

martedì 14 gennaio 2014

Chance.

Ho finito il profumo. Sempre lo stesso da anni, almeno un lustro. La prima volta me l'aveva regalato lui. Ho deciso fosse tempo di cambiare. Ne avevo incontrato un altro di recente che mi è piaciuto subito a pelle ma non è disponibile, non si trova e comunque sembrerebbe essere destinato a pochi, nasi, eletti. Sono senza profumo. Il profumo è come il trucco, ci sono giorni in cui ne indossi molto, altre occasioni in cui ne bastano due gocce e uno strato di mascara e momenti in cui, invece, non vuoi aggiungere nulla né alla pelle né allo sguardo. Ne cercherò uno nuovo, sono difficile, andrò in giro sniffando le scie lasciate dagli altri. Ver(r)à una nuova fragranza.

sabato 4 gennaio 2014

La passeggiata nei boschi a San Martino di Castrozza.


   Notturni Vivaci.
Di stelle e lanterne, di bambini e folletti, 
   di adulti coraggiosi e percorsi fra le vette.
Narra la leggenda che l'alpe di Castrozza già nell'800 
   fosse culla di viandanti e di civette.
Approdarono gli inglesi, corsero i tedeschi 
   insieme volevano scalare per primi.
Vennero i soldati a difendere la libertà, 
   trincee nei boschi e rumori sordi di guerra.
Tornarono i nobili e gli artisti 
   a curare le ferite della Madre terra.
Continua a splendere San Martino 
   e ad accogliere viandanti, civette e pellegrini.



Viaggiare,
è conoscere il mondo. 
Ricordarsi da dove si parte ma emozionarsi per ciò che si incontra. 
Liberare la mente da pregiudizi, limiti e condizionamenti dati dal vissuto.
Non preoccuparsi dell'ignoto.
Accettare compagnia durante il cammino. 
Tenere la lanterna per illuminare e a volte indicare il sentiero.
Sostenere l'altro per alleviare la stanchezza. 
Fermarsi a guardare.
Provare a sentire.
Questo è stare insieme.

Il tempo di un tè
Dal paese sono visibili numerose vette dolomitiche: il grande gruppo delle Pale di San Martino con il Cimon della Pala, il Rosetta, il Sass Maor, le cime Val di Roda, la Cima della Madonna. Dall'altra parte 
il rilievo più dolce della Cavallazza, le cime in porfido del Colbricon e del Colbricon piccolo e infine 
il gruppo delle vette Feltrine, con la caratteristica cima a sagoma piramidale del monte Pavione.
Il Passo Rolle infine costituisce una delle mete predilette per godere dal vivo dello spettacolo dell'enrosadira, grazie al particolare orientamento delle pareti delle Pale di San Martino, che garantiscono 
lo spettacolo ogni giorno dell'anno, bel tempo permettendo.
Il fenomeno dell'enrosadira (letteralmente diventare di colore rosa) è legato alla particolare composizione rocciosa di queste vette, la dolomia, contenente dolomite, un composto di carbonato di calcio e magnesio.

Un cenno popolare/La leggenda del Re Laurino
Laurino era un Re dei Nani che possedeva e coltivava sul Massiccio del Catinaccio uno splendido giardino di rose (Rosengarten, così chiamate appunto).
Un giorno il principe del Latemar (il massiccio dolomitico situato a sud del Catinaccio, noto per i suoi riflessi nelle acque cristalline del Lago di Carezza (!)) incuriosito dalla vista delle rose, si inoltrò nel regno 
di Re Laurino. Durante la sua visita, conobbe Ladinia, la figlia del re, se ne innamorò e la rapì 
per farne sua sposa. Il padre, disperato per la perdita della figlia, mandò una maledizione sul suo giardino 
di rose, colpevole di aver tradito la posizione del suo regno: né di giorno, né di notte alcun occhio umano avrebbe più potuto ammirarlo. Laurino dimenticò però il tramonto e l'alba quando, ancora oggi, 
il giardino e i suoi colori divengono visibili.

Affermava Günther Langes in una pubblicazione degli anni ’30: 
“Chi non conosce San Martino di Castrozza non conosce le Dolomiti!”.

http://enricogrotto.weebly.com/
http://grottoe.blogspot.it/2009/10/evasioni.html di Enrico Grotto
a cui va un ringraziamento speciale per la disponibilità



Testi per il progetto/ Animatore del Vi(ll)aggio - Voglio diventare Grande 
con Fabio Tamajo

mercoledì 1 gennaio 2014

01 gennaio 2014.

Buon nuovo giorno a tutti.
A chi predica, né bene né male.
A chi mi ha detto che la vita è semplice ma io non credo.
A chi trova piacevole quello che dico o come lo dico.
A chi sorride e guarda avanti ma non ha bisogno di dimostrarmi nulla.
A chi ogni tanto mi cammina accanto.
A chi dice senza ferirmi.
A chi pensava non potessi cambiare.
A chi mi vede forte ma non si arrischia a soffiare dalla mia parte.
A chi aspetta un mio nuovo pezzo.
A chi ha già vissuto con me e a quelli che incontrerò, perché ogni giorno è nuovo.

venerdì 20 dicembre 2013

"Cos'hai chiesto a Babbo Natale? E alla Befana?"

A bruciapelo. Ho mandato un messaggio agli amici, mentre guidavo sotto la pioggia e loro facevano altro, in mezzo al nostro tempo.
Li riporto fedelmente, più genuini e a modo loro toccanti, anche aiutati dal T9.

Le ragazze più eteree,
"caro babbo natale, vorrei viaggiare ovunque, posso?" (rispettosa)
"io niente tu?" (titubante)
anche in una seconda versione più perentoria "Niente, tu?"
"a babbo un occhio nuovo, alla befana un lavoro nuovo. E' chiedere troppo?" (oggettiva)
"Il doppio ciddi di lorenzo" (pratica)
"Ecco dove sbaglio non chiedo mai niente..." (sconsolata)
"Ah! Perchè si poteva chiedere?" (dubbiosa)
"Di farmi vivere." (molto [poco] definita)
"Io niente ormai non ci credo più...(omissis)...e te ci credi ancora?" (speranzosa)
"Bho, Tu? Ahha. Suggerisci." (banderuola)
"Mi servirebbe l'agendina della comix, non gliel'ho chiesta ancora." (preparata)
"Amorino tanto amore!" (sentimentale)
"Di vedere le sorelle Scozzafava prima di morireeeee!?! (provocatoria)
"Io vorrei un bel viaggiooo" (ottimista)
"Una scopa nuova!" (disincantata)
"Perchè?" (diffidente)
"Tanta serenità...Nulla di materiale..." (astratta)
"Niente, sono stata cattiva..." (penitente)

I ragazzi più terreni,
"Ancora nulla. Ma faccio un pensierino per la befana." (sacrificato)
"Son loro che han chiesto a me." (megalomane)
"A babbo natale ho chiesto la befana e alla befana...dovresti saperlo" (villanoMArpione)
"Serenità" (anticonformista)
"A babbo natale più relax alla befana più pelo" (imbarazzante)
"? Nn saprei proprio, mi cogli impreparato!" (ritardatario)
"Una femmina vogliosa" (esplicito)
"Tanti doni perchè son tanto bravo" (genuino)
"Credito" ([s]misurato)
"Direi nulla....Mai fatto richieste....Sono noioso e vecchio." poi in un impeto di ritrovata vitalità "Anzi, 6 mesi di palestra x rimettermi in forma strepitosa. Piacciono i muscoli?" (opportunista)


Caro Babbo Natale ma ancor più cara Befana
(tanto lo so che state insieme)
quest'anno esaudite i desideri dei miei amici,
io non voglio altro,
ho già loro
con cui giocare. (ruffiana)

   anche vostra
              Vera


sabato 14 dicembre 2013

Life is.

Quelli del "Tienimi il posto accanto al tuo."
Quelli che paiono incollati alla sedia.
Quelli che si rovinano con l'alcool e continuo a non capire.
Quelli del "Esco stasera così per capodanno sono a posto."
Quella del "Ballo solo se mettono gli Abba!," e Mamma mia, fu.
Quelli che scoprono insperata un'altra metà per i balli di coppia.
Quello che la cravatta non è mai dove dovrebbe essere.
Quelli del "Ma il caffè l'hanno già servito?"
Quelli che sul palco non ci sanno stare ma anche sotto non è facile.
Quello del "Ti scorto fino alla macchina" e poi a braccetto la strada per il guardaroba e la sua auto gliele trovo io.
Quelli che si sono spesi il bacio della buona notte di buon auspicio per il 2014.


giovedì 12 dicembre 2013

La serata dei papà.

Giovedì. Non mi sono accorta subito. Solo alla quinta o sesta settimana guardandomi attorno ho realizzato. Alle 21.15 ad attendere la fine dell'allenamento dell'under 13 di basket solo i papà. Né nonni, né zii (che già ce li accompagnano), né vicini di casa né baby sitter. Qualcuno evidentemente di ritorno dal lavoro, chi in tuta ad un passo dal pigiama. Mi sento discriminata, le altre mamme vengono lasciate a casa a finire i compiti con i figli, a cucinare e sistemare casa. D'accordo nessuna di queste attività mi interessa ma forse mi piacerebbe ogni tanto che qualcuno mi 'risparmiasse' un'uscita serale per il piacere di farla al posto mio. Probabilmente nemmeno glielo lascerei fare vero ma vorrei poter rifiutare l'offerta.
D'accordo, mi è passato il momento-calimero, si ricomincia. Va bene così. Sono certa che da qualche parte nel mondo una mamma sta scrivendo "Se solo mi lasciassero uscire a prendere i ragazzi in palestra invece di cucinare lasagne tutti i giovedì." Le proporrò uno scambio di tanto in tanto, adoro preparare le lasagne.

sabato 7 dicembre 2013

Lettera aperta.

L'uomo è cacciatore, è scritto nella storia.
La donna è preda, è scritto nel manuale del cacciatore.
Ci somigliamo, viviamo entrambi di adrenalina tu nel cacciare io nel salvare la pelle. E' istinto, strategia e tattica. Prepari trappole che io evito. Andiamo avanti così, stuzzicando uno la natura dell'altro.
Fino a quando un giorno il cambiare dei venti porta l'odore del passaggio di un'altra pantera che fiera, sinuosa e veloce, solletica la tua indole. Ti allontani rapito dalla nuova sfida.
Sapevamo entrambi potesse andare così ma quando vinto dopo tempo spunti all'orizzonte di ritorno dalla battuta non aspettarti che mi consegni mansueta per appagare il tuo ego ferito.
A questo punto invece, caro il mio cacciatore, guardati le spalle.



mercoledì 16 ottobre 2013

La Megaditta ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica cambia sede.


Siamo pronti.
Siamo tecnicamente pronti. Abbiamo imballato, catalogato ed etichettato l'antidiluviano archivio cartaceo che portiamo con noi a memoria di quel che siamo stati. Una scatola pro-capite per gli strumenti ed effetti personali attende di essere riempita in modo distratto venerdì pomeriggio. L'arredo già spoglio e silente è rassegnato all'abbandono. I ricordi avvolti nel pluriball dell'anima sono al sicuro da nuove scosse e dalle manovre maldestre degli estranei chiamati ad occuparsi del cambiamento.
Visti dall'esterno siamo pronti, dall'interno meno, anche se ci siamo abituati all'idea, i toni si sono fatti meno concitati e le strategie più definite. Abbiamo trovato un equilibrio. Certo non è stato facile arrivare a maturazione. I traslochi si sa obbligano a rivisitare il passato, a volte lasciano un sorriso pieno altre solo l'amaro.
Ma il peggio è passato.
C'è stato un momento di profondo smarrimento quando appresa la notizia della migrazione abbiamo dovuto accettare di andare incontro all'ignoto lasciando l'ormai confortevole noto. E ognuno di noi ha reagito alla propria maniera, fortunatamente qualcuno anche in modo assennato. I corridoi per giorni e giorni sono stati fucina di creatività e di allegria per veri intenditori:
- "Ho sentito che nella nuova sede non ci sono bidet e docce."
- "Chissà dove andremo a pranzo?"
- "Le scrivanie sono più piccole e chiare, sembra la sala d'attesa dell'ospedale."
- "Mi hanno detto che tutte le donne dell'azienda di fianco alla nostra fanno un corso di difesa personale."
- "Non ci sono parcheggi."
- "La metropolitana è lontanissima."
- "...e  pare che di lì non passi nemmeno Babbo Natale."
Oggi l'ultima di un collega ad un cliente all'altro capo del telefono, "Andiamo a nord. Adesso siamo a sud e andiamo a nord." La storia si ripete.
L'ultimo chiuda la porta.

Life is good. Sure!

domenica 6 ottobre 2013

Mandiamogliele a dire.

Quelli che, non importa quanti anni abbiano, a 50 ancora come a 15, non ti cercano. Non possono. Davvero, perché semmai lo facessero tu, a 50 ancora come a 15, penseresti di essere ufficialmente diventata la loro ragazza, fidanzata, moglie, amante, ecc. Un messaggio è per sempre. Anche e più di un diamante.
E noi donne lo sappiamo, non ci bastano decenni di cantonate per disilluderci, no, noi donne fiere e imperterrite continuiamo ad attendere questi messaggi di convocazione al vostro fianco.
Non basta che vi dimentichiate tutte le ricorrenze quelle sante ma anche quelle più dannate come il compleanno che è già una disgrazia di per sé senza che ce la peggioriate a modo vostro.
Non basta che passati i primi tempi, quelli più entusiasmanti ed eccitanti poi vi diate alla macchia con cervellotici turni di lavoro, viaggi all'estero, conference call con il Giappone alle ore più improbabili e moltissimo volontariato alla mensa dei poveri.
Non basta che ogni partita di pallone giocata in terra, che sia di Champions, dei Mondiali o anche solo dell'oratorio, debba essere vista perché possiate commentarla ed avere un giudizio tutto vostro da esporre agli altri.
Non bastano tutti i vostri minacciosi e articolati discorsi, perché quando vi fa comodo siete anche loquaci, all'inizio delle frequentazioni.
E invece sì, a noi basta, abbiamo piena consapevolezza del vostro essere, in quei messaggi non leggeremo altro che ciò che ci sarà scritto.
Fidatevi.

(dedicato ad un'amica che ha un amico silente
ma anche alla sottoscritta e alle altre che tanto prima o poi)

sabato 28 settembre 2013

Memorie di un Animatore del Vi(ll)aggio.

Secondo lei...
Sa Signora perché faccio questo mestiere? Perché da bambino nessuno mi ha chiesto cosa volessi fare da grande. No davvero, siamo in 10 fratelli si figuri se si ricordavano che a me non lo avevan ancora domandato?! Il nulla.
Poi un giorno mentre giocavo in cortile dove mi avevano dimenticato dalla sera prima... poverelli i miei, signora, come fargliene una colpa lavoravano per mantenerci tutti e non sempre avevano la forza di fare pure la conta... incontrai il gatto e la volpe che mi proposero di lavorare nei villaggi turistici: tutto il giorno in costume da bagno, attorniato da belle donne e pagato per godermi la sindrome di Peter Pan. Che vuole signora mia, ho ceduto!

In effetti non è andata proprio così…
Ci sono degli episodi che ci cambiano nell’attimo stesso in cui accadono. Avevo 23 anni quando mio padre ha avuto premura di scoprire prima di tutti noi cosa ci fosse nell’aldilà. Il suo gesto più generoso, è andato per organizzare al meglio le cose per quando lo raggiungeremo, questa volta per l’eternità. Mi sono smarrito a faro spento nelle acque buie. Ecco sono nato lì, una seconda volta.
Certo allora ai bermuda dovevo mettere la cintura perché non mi cadessero, adesso devo sbottonarli un po’ per respirare ma le garantisco signora ho sempre il mio fascino. Ho scoperto che una risata ti salva la vita.
- Che dice, esagero? Ha ragione ma almeno la serata quella sì te la salva. Beh, io sono capace, io risulto simpatico. Sarà il mio accento, sarà perchè sono anche molto bello. No?!  Allora alto. Nemmeno?! Intelligente? Senta signora facciamo che me le trova lei un paio di qualità. Comunque mi aggiravo per le strade di Malta, mani in tasca, birra in pancia e il nulla in testa, controllato a vista da mio fratello, che veniva controllato telefonicamente dagli altri fratelli che a loro volta mamma teneva a portata di mestolo, sapendo che nostro padre ci stava guardando, quando una battuta di qua, una di là, ben presto divenni il reginetto del villaggio.
- Uhhh signora è inutile che mi scruta così, ho detto che ero il più simpatico, non il più affascinante. Ho visto che suo marito le ha dato di gomito dicendole fra i denti “Io alla sua età ero più bello.”
Insomma le stavo raccontando, ad un certo punto ero famoso in tutto il villaggio. Quello che ancora non sapevo era che la fama mi avrebbe regalato le donne. Sì lo so, le donne non l’amore. Uhhh che camurrìa ma che differenza le fa, la manda mica mia madre??! L’amore è esclusivo, io sono del mio pubblico. Ma sì vedrà che prima o poi dovrò cedere anch’io, sono pur sempre della generazione di Footloose e Dirty Dancing. Se lo ricorda quel film con l’animatore belloccio che poi si innamora e appende le scarpe da ballo al chiodo? “Nessuno mette Fabio in un angolo”
- Come dice, lo sanno tutti che non so ballare?! Sì ma le mi dà il tormento, però! Davvero signora facciamo così io le giuro e spergiuro di non flirtare (più) con sua figlia ma lei mi promette di mollare il colpo. E lo dica anche a mia madre: non mi voglio sposaaare! Non posso, non ho tempo. Poi che faccio, il viaggio di nozze lo incastro il ponte dei morti perché per rispetto degli assenti nessuno fa caciara e meno che mai va a vedere uno spettacolo comico!? Lei mi sposerebbe? Nulla, neanche la convivenza. Finirebbe con il convivere con il gatto mentre io faccio le serate. Tanto meno potrebbe venire a star da me, morirebbe di gelosia, io di dispiacere (di dover rinunciare a tutte le altre), mia madre di imbarazzo, il titolare di preoccupazione e gli ospiti del villaggio di noia. Insomma signora un’ecatombe, come vede non ce lo possiamo permettere, non ancora.
- Gliel’ho raccontato di quella volta che...


(ciao Fabio
Progetto: Voglio diventare grande. )

Dutchmen do it better, the 'welcome' service.

Ieri sera non ho potuto restituire la prolunga alla receptionist perché il corso era terminato oltre il suo orario e lei non c'era più, così l'ho riportata in meeting room e sono tornata in albergo con gli altri. Questa mattina al nostro arrivo una strega inviperita mi ha assalito chiedendomi conto della sua prolunga. L'ho rassicurata dicendole che sapevo esattamente dove fosse e che gliela avrei fatta riavere. Mentre il resto del gruppo si registrava io mi sono diretta in saletta per recuperare il frutto del disaccordo e poterglielo sventolare sotto il naso. Agguantata la prolunga ho abbandonato borsa e trolley per marciare verso la vipera. Il momento dove il bene trionfa sul male però mi è stato disturbato dalla notizia che avremmo dovuto migrare in altra sala per la seconda parte del training. Giro quindi sui tacchi e vado a recuperare i bagagli. Entro frusciante e distratta e mi trovo parcheggiata in un divertito paio d'occhi azzurro cielo. Solo io e lui, agli angoli opposti dell'aula, una costante della mia vita. Sgrano gli occhi, sorrido, le lunghe gambe mi aiutano a percorrere velocemente la distanza per impossessarmi dei bagagli abbandonati. Nel frattempo realizzo che è alto, ha i capelli ed è terribilmente bello seppur evidentemente destinato alla cattedra. 
"I am sorry. I wrong. This is not the room for my training, this morning."
Lui mi accompagna con lo sguardo lungo tutto lo spostamento e mi  chiede 
"Yeah, and do you know where you have to go now?" 
Ero quasi sull'uscio e anche se a malincuore perché sarei rimasta volentieri con lui gli ho risposto che avevo colleghi ad attendermi. 
"Good. Have a nice day." Anche gentile. Ho volato e passando davanti alla vipera mi sono fermata a baciarla per il regalo. Non l'ho fatto è vero ma avrei dovuto. Le manderò una nuova prolunga dall'Italia per natale. A me è toccato un teacher coreano, meno alto, più scuro ma altrettanto cordiale.

mercoledì 25 settembre 2013

Luoghi comuni

Le mezze stagioni che ancora sussistono settembre caldo il sole in faccia i sandali ai piedi la giacca di jeans il vento dal mare il rintocco delle campane il pranzo la domenica tutti a tavola si mangia la papagna del pomeriggio le chiamate al telefono fisso le mani di mamma gli occhi di papà il sorriso sdentato della nonna gli abbracci degli amici il matrimonio della cugina "alla larga" la cattedrale le chianche chiare la birra ad 1 euro la polacca e l'espressino al Bar dello Studente il muso sempre più bianco del mio cane  le sgagliozze calde le parole di mia sorella i ricci di mia nipote le uscite alle 23 il pancione di un'amica che cambia vita la sigaretta con l' amica che mi ha cambiato la vita il letto di sempre il pigiama di quando avevo 18 anni la luna fra le strade del mio quartiere i panni asciutti in poche ore lo specchio grande le zie "ma quanto sei cresciuta" il macellaio e la fettina che a Milano non "g n sta" i negozi chiusi alle 15 le ragazze tirate e firmate la sensazione di conoscere bene o male tutti il pane profumato la frutta saporita. Luoghi comuni, i miei luoghi. Così tuttoadunfiato, senza punti, alla Virginia Woolf. Vabè, più o meno.

mercoledì 18 settembre 2013

Vita da ufficio

Saletta riunione, io e il mio capo. Mi sorbisco una mega cazziata, lui diventa tutto rosso e strabuzza gli occhi inveendo con parole poco carine nei miei confronti. Ci ho fatto l’abitudine, per cui il mio cervello inizia a pensare ad altro come quello di Homer, che nelle situazioni più disparate pensa alle costolette di maiale. Ebbene io ho pensato “Questo mò mi ci lascia le penne. E io? Esco facendo finta di niente chiudendomi la porta alle spalle, quando lo troveranno sarà troppo tardi." Figata eh? Purtroppo era solo la solita costoletta di maiale.

venerdì 13 settembre 2013

Radical shit

Pomeriggio: dal parrucchiere. Taglio e piega a 44.50 euro. WOW. Serata: sul divano, in pantaloncino e canotta a mangiare Ringo (staccando rigorosamente la parte bianca da quella nera per recuperare la crema alla vaniglia). Se non è da radical chic tutto ciò...

martedì 10 settembre 2013

Brutta



In questi giorni mi scopro una persona diversa, una brutta persona a dire il vero. Mi scopro a pensare cose che manco mia nonna. Con l'acidità che manco mia zia zitella campata 70 anni, sola e decisamente "in carne", causa i mille pranzi in giro la domenica di parente in parente. Ed è abbastanza triste. E divertente. Rido di me. Rido di me che guardo ragazzine lanciatissime, in culotte. Si, si, in giro, a Milano (e non sul lungomare di una città "X") in piena notte, con sti benedetti shorts. Si li ho anch'io...più di uno, ok, uno addirittura leopardato. GRRR. Ma giuro che le mie chiappe sono rigorosamente coperte. E ora, ok, non per fare la bigotta, che tanto l'ho appena detto che ce li ho anch'io nonostante sia dell'82 e non del '96 (cazzoo!):  ma come cacchio fai ad andare in giro in mutande? Con le chiappe di fuori? Ma che moda è? E, udite udite la frase top "ma tua madre quando esci di casa non ti guarda?!". Ok, per 5 minuti mi sono profondamente vergognata di averlo pensato, che dico, bisbigliato (non in italiano, roba di lingua madre...) mentre passavo in bici davanti ad un gruppo di allegre sedicenni con capello liscio e lungo, biondo e così naturale che io non ho mai avuto. E pensare che negli anni '90 trasgressivo era far intravedere la mutanda. Ora è regolare andarci in giro praticamente. E lo stesso pensiero mi sono ritrovata a farlo davanti alle decine, centinaia, ormai migliaia di cosce tatuate. Si mi piacciono i tatuaggi. Tanto, anzi, assai. Ma le cosce, voi, voi giovani donne toniche. Niente giri di parole: a meno che non siate Serena Williams o sua sorella, o nella migliore delle ipotesi, una cugina alla larga, sappiate che quei teschi, quelle rose rosse si afflosceranno. Sceglietevi un posto per tatuarvi meno esposto all'inesorabile passare del tempo. O riducete la dimensione del tatuaggio, almeno il danno sarà minore. Se poi il senso è "tanto a 40 anni non ci arrivo", bè, sappiate che ci arriverete. Messe meglio o peggio di quel tatuaggio sulla coscia non lo so, però sappiate che anch'io pensavo che a trent'anni non ci sarei arrivata. O ci sarei arrivata chissà come. E invece eccomi qui. A parlare male dei ciovani. Mamma mia che brutta persona...

domenica 8 settembre 2013

Propensione al sogno.

Li ho visti sorridenti stretti all'interno di una 500, una delle prime non una rifatta. Più segnata e per questo più bella. Solo perché sono giovani altrimenti avrebbero cercato più spazio, più comfort, maggior lusso. A questo pensavo "Esiste ancora il romanticismo dopo una certa età?" quando sono inciampata in uno strillo 2.0 "Ligabue sposa in gran segreto la sua Barbara" lui 53 anni, lei 45 la loro figlia 8, a Correggio. Associo subito a Vasco Rossi e la sua Laura, lui 60 anni, lei 44 il loro figlio 21 a Zocca. Chissà se sono loro a voler suggellare l'unione, anche nella mesta terra che gli ha dato i natali o se invece sono le dame a non accettare di essere tenute in disparte? Ah, l'amour.


venerdì 30 agosto 2013

Vicine. Aggettivo e Sostantivo.

Mi ha strizzato l'occhio incontrandomi per le scale. Io rientravo, lei usciva. Single, irrimediabilmente bionda, fasciata in leggings neri mentre parlava al cellulare mi ha mostrato vertiginosi sandali neri e sussurrato fra le labbra "Tanta roba!" Sono rimasta sul pianerottolo affascinata dalla sua aura e a chiedermi perché mai io, altrettanto single, altrettanto riccia ma molto meno bionda, stessi rintanandomi in casa invece di seguire il pifferaio magico per le vie di Milano in questa calda notte cittadina.
Da subito scorgendola fra i grigi e polverosi visi dei già noti vicini di casa mi ha fatto simpatia e finalmente da allora non ci sono solo io alle ore più disparate nel locale della raccolta differenziata, anche se, alla prima occasione invece di salutarci, ci siamo consumate nello sforzo di decidere dove collocare un piatto rotto di porcellana.
Un'altra volta mi ha spiegato di dover sempre conservare un numero di giorni di ferie tali da assicurarsi di poter recitare la scena madre con il suo capo e a seguito di furente divergenza di opinioni poterlo lasciare di sasso davanti un "Vado via, non so quando torno."
Solo una mattina di qualche settimana fa, nel silenzio di una strada di mezza estate mi ha confessato di essere uscita da un anno molto brutto. Non sono seguite, né servivano, delle spiegazioni, un anno molto brutto è un anno molto brutto che ognuna di noi sa capire.


martedì 27 agosto 2013

Mi arrendo!

Metti lo schock da rientro
Metti una città deserta
Metti quella totale assenza di voglia di fare e di pensare.
Metti quell'illusione di libertà che hai quando vai in bici.
Metti tutti questi elementi insieme e ti trovi all'improvviso a superare in bici la macchina dei vigili urbani fermi al semaforo e a passare consapevolmente con il rosso.
Il 20 agosto si annoiano anche loro e ovviamente non fanno finta di niente.
Cosa puoi invertarti per non prendere una di quelle multe di cui ti pentirai/vergognerai per tutta la vita se non tirare fuori la faccia più tosta che hai...assumere un'espressione sofferente e dichiarare frettolosamente "Non lo faccio mai, lo giuro! Ma ho un'urgenza, devo correre in bagno!"

venerdì 2 agosto 2013

Estatesocial


Ok, ci sta. E' agosto ormai. E' estate, non prendiamoci in giro. Quella piena delle angurie che non si tagliano, si spaccano per quanto sono dolci. Delle dita appiccicose post fico d'india che ti sguscia fra le mani. E' estate da mare tutto il giorno, tutti i giorni, con gli omeri scuri e caldi, dopo il sole preso senza filtri. E' estate dai tatuaggi in ogni dove ostentati con sicurezza (pure troppa) dai 16 agli 82 anni. Insomma si è estate. E l'estate è mare, spiagge, cocktail, gambe depilate e abbronzate. Sorrisi a non finire. Si, ok. Ma se malauguratamente il tuo vicino di casa, la tua compagna di banco, il tuo collega, tua sorella, tuo cugino, lo zio del tuo amico di facebook, non è fortunato come te, ma magari è sfigato come me ed è ancora sull'asfalto della periferia milanese a tentare di digerire la pasta all'amatriciana mandata giù a fatica in un'ora di pausa pranzo, sulla strada del ritorno, con 45° gradi all'ombra, bè...fai che sia un pò meno "estatesocial"  la tua. Tienitele per te le foto più belle, quelle in cui sei venuto proprio bene con il riflesso del sole negli occhiali specchiati. Tienitele per te le foto dei piedi nell'acqua. Del mojito delle 17.30. Del libro appoggiato sulla spiaggina. ma anche il tuo countdown alle ferie. Vale uguale. O i vari "sto preparando la valigia, aiuto". E anche se ti fa tardi il volo per Malindi/Azerbaijan/allefaldedelKilimangiaro, ti prego, tienitelo per te. Almeno fino al 15 agosto, quando presumibilmente tutti saremo da qualche parte in ferie. Fosse anche nella penombra della stanza della cameradaletto con le tende tirate giù. Social significa condividere. Purtroppo, anche quando c'hai voglia zero di subire la condivisione di qualcun'altro. Per non dire che non ti frega un emerito c.
Io prometto: neanche il 15 agosto metterò la foto delle acque cristalline del mare che mi bagnerà le chiappe. Al massimo, metterò, ancora una volta, a Natale, la foto degli spaghetti con gli scampi di mia mamma. Quello si che fa molto social. Buone vacanze a tutti!

ps
sorry per la mia idea pugliastyle d'estate (mi riferisco all'anguria zuccherina e fico d'india a gogo). Riflesso incondizionato. Comunque insomma, estate è.

martedì 30 luglio 2013

Una strada

[...] "quando si prende una strada definitiva c'è sempre un momento in cui tutte le altre sembrano all'improvviso meravigliosamente attraenti, anche le più banali, anche quelle di cui abbiamo toccato con mano l'inconsistenza" […] 
Costanza Miriano

martedì 23 luglio 2013

Buonanotte


Anche la notte ha i suoi colori, anche la notte più inutile del mondo, quella passata da sola, fra le lenzuola umide dell'estate milanese, fra il ronzio delle zanzare che di esotico hanno solo il nome, tigre. Anche la notte ha i suoi suoni, anche la notte più silenziosa del mondo, quella non trascorsa ad ascoltare il tuo respiro calmo, mentre dormi al mio fianco. Anche la notte ha le sue manie, anche la notte più insonne del mondo, quella trascorsa a pensare di te, per te, che invadi i miei pensieri senza turbare i miei sogni. Anche la notte ha una voce, anche la notte più insignificante del mondo, quella passata a non parlare con te. Anche la notte ha un suo perchè, anche la notte più lunga del mondo, quella trascorsa senza di te. Anche la notte ha una fine, anche la notte più buia del mondo. All'alba anche questa notte perderà sè stessa per rinascere in un nuovo giorno. E quel giorno sarà solo mio.

giovedì 18 luglio 2013

Guardami


Ogni volta è un casino. Un gran casino. Una gara a chi tocca le note più alte. Una gara senza vincitori nè vinti. Senza competizione. Perchè le donne sanno giocare anche per perdere. E' così, un martedì qualsiasi, 40 gradi all'ombra, 99% di umidità. Zanzare tigre VS l'ultimo spray tropicale gusto papaya. E giù vino e chiacchiere. Che tanto chiacchiere non sono, che tanto bambine non lo siamo più, e non si parla più di fidanzatini, farfalle nello stomaco e castelli. Si parla di pareti imbiancate, di canzoni interpretate, bici sfasciate, cani dai nomi di bambini, treni in ritardo. Di felicità. Perchè possono portarci via tutto, anche l'ultimo pezzo di pizza fredda, ma non la voglia di essere felici. Anche per venti minuti. Anche in mezzo alla folla, sulla sabbia posticcia. In mezzo al cemento, a due passi dal verde. E poi infondo, non conta parlare, basta ascoltarsi gli occhi.

mercoledì 17 luglio 2013

Saccu vacanti nun pò stari a 'gritta.

Vai a letto tutte le sere senza sapere se ti sveglierai. Non te ne preoccupi, sei giovane. Fino al giorno in cui l'alba ti coglie seduto sul letto come uno stoccafisso con gli occhi spalancati, insonne, sudaticcio e pallido. E' il giorno del tuo compleanno, il giorno dei tuoi 40anni.
Hai sorriso degli amici che ti hanno preceduto, li hai visti errare, confusi e smarriti. Non li capivi, e continui a non capirli e a commiserarli, (gli amici, degli altri nemmeno ti interessi), fino a 39 anni, 364 giorni e una manciata di ore ma allo scoccare della mezzanotte fatichi a deglutire perché il tempo inclemente ora è te che stringe nella morsa. Ti accorgi che la sabbia della clessidra non si è raccolta nell'altra ampolla ma è scivolata fine fra le dita, accelerata dal vento della vita. La notte prima del 40° non riesci ad evitare la resa dei conti, il sorriso ti increspa le labbra mentre ricordi alcuni degli episodi principali ma poi, ed è lì che ti si gela il sangue, pensi a quante ancora te ne manchino da fare. Da dire. Persone da conoscere, nuove professioni, viaggi da intraprendere, casa, famiglia, successi. E fallimenti.
Ecco fino ai 40anni i fallimenti pesano meno, pensi di poter ritentare, ricostruire, cambiare. Ma la mattina dei 40 ti assale l'angoscia, non c'è abbastanza tempo per recuperare anche quel che hai sbagliato. E questo è il primo schiaffo.
Ti alzi barcollante cercando di scrollarti di dosso tanta negatività, dai una grattatina ai gioielli alla volta del wc e passando davanti lo specchio il secondo schiaffo. Sono solo rughe di espressione, seppur particolarmente convincenti e non sei stempiato, sono loro che si ritirano con la bassa marea ma ne resti comunque scosso.
Arruffato e inquieto prepari la colazione e qui un altro schiaffo, da mesi bevi solo tè perché non digerisci più il latte, non ci avevi fatto caso.
Ridi di te, sembrava impossibile. Indossi bermuda, polo, infradito e armato del tuo sorriso migliore ti regali al tuo pubblico, sei animatore delle vite altrui, una professione, una missione, una congiura. Le tue 'stagioni' contrattualizzate corrispondono alle loro stagioni della vita, ogni villaggio ha il suo target e il suo obiettivo. Se sei bravo gli ospiti partono arricchiti ma ti hanno privato di un'altra stagione. Loro rientrano, tu resti. Certo è solo una questione di prospettiva ma fino a ieri sembrava più allettante. Il tuo album è composto di foto ricordo rubate dagli ospiti alla partenza, qualcuna con dedica ma tutte irrimediabilmente molto simili fra loro. Si può vivere dei soli frammenti di vita altrui?